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Spoleto DOC

La vocazione vitivinicola di Spoleto viene da lontano e la viticoltura ha accompagnato da sempre la presenza e le attività degli uomini nella valle spoletana. Il primo a citare per la prima volta il vino di Spoleto e a paragonarlo al Falerno è Marziale nel I secolo dopo Cristo. Nel II secolo dopo Cristo anche l'erudito greco Ateneo, informandoci che i vini dell'Italia meridionale e centrale erano ben conosciuti e distinti, esalta l'annoso vino di Spoleto, soave, di color simile all'oro. Nelle epoche successive, la coltivazione e il commercio del vino nella valle di Spoleto, come nelle altre realtà comunali che oggi sono interessate ad acquisire la denominazione di origine controllata «Spoleto», ha sempre avuto una importanza notevole nell'economia locale. Nel XIX secolo il Trebbiano chiamato lo Spoletino è il vitigno più coltivato nella pianura spoletana e il preferito dagli agricoltori per le sue buone qualità. La denominazione di origine controllata dal 2011 è riservata al vino bianco “Spoleto”, nella tipologia bianco, Trebbiano spoletino, Trebbiano spoletino passito, Trebbiano spoletino superiore e Trebbiano spoletino spumante, che risponde alle condizioni e ai requisiti stabiliti nel disciplinare di produzione. Le uve destinate alla produzione del vino a DOC Spoleto devono essere prodotte all’interno della zona appresso descritta che comprende parte dei territori comunali di Campello sul Clitunno, Castel Ritaldi, Foligno, Montefalco, Spoleto e Trevi. La denominazione di origine controllata “Spoleto”, è riservata ai vini ottenuti dalle uve Trebbiano Spoletino per almeno l’85%, accompagnate da un massimo 15% di altri vitigni a bacca bianca, non aromatici, idonei alla coltivazione per la Regione Umbria

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