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Una sera, parlando, un noto enotecario di Saluzzo (Cn), mi illustrò la sua teoria sul Dolcetto: quella secondo cui sarebbe un vino da non acquistare nelle Langhe, perché le vigne più importanti vengono nella gran parte dei casi riservate al Nebbiolo, con rarissime eccezioni. Da lì ha avuto inizio la mia ricerca di un prodotto di alto livello proveniente dai comuni più vocati come: Diano D’Alba, Ovada e Dogliani. Claudio Alario è una persona solare e molto appassionata del suo lavoro: in particolar modo del Dolcetto, al punto che ha scelto di dedicare la sua vita al vitigno che tanto lo coinvolge. Il dolcetto gode di ottima fama come vitigno in grado di produrre vini semplici e di facile bevibilità: pochi sanno che invece è un vitigno molto difficile da coltivare, in quanto estramamente sensibile a malattie e sbalzi termici, ma può dare vini eccellenti sia per struttura che per longevità. Ho avuto la fortuna di poter bere insieme a lui anche bottiglie molto vecchie che, con estremo stupore, si sono rivelate entusiasmanti. Di Claudio vi segnalo su tutti il meraviglioso Sorì Pradurent, un Dolcetto 100% che viene affinato in barrique per dieci mesi. Il risultato è un vino pieno, avvolgente, con forti sentori di frutti di bosco maturi. Da non sottovalutare, poi, l’eccezionale rapporto qualità-prezzo.

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