La storia, la geografia e la viticoltura piemontesi, quindi italiane, non sarebbero le stesse se non fosse per esistito Beppe Colla. Un autentico pioniere illuminato, personaggio di grande intelligenza e spessore, ideatore ed artefice di molteplici iniziative tra cui la delimitazione dell’area di produzione del Barolo negli anni ‘60. Era alla guida del consorzio di Barolo e Barbaresco quando scoppiò lo scandalo del metanolo nel 1986, fu proprietario della Prunotto fino al 1990 e dei Poderi Colla fino alla sua morte, le cui redini sono attualmente in mano al fratello Tino ed ai nipoti Pietro e Federica. Per me questa non è un’azienda qualsiasi, bensì una realtà unica, fatta di persone che stimo e che sin dal primo incontro mi hanno fatto sentire parte della loro meravigliosa famiglia. Per quanto riguarda i vini, valutandoli obiettivamente, non posso che constatarne la grandezza. Buonissimo il Pietro Colla Extra Brut, metodo classico 80% Pinot Nero da vino rosso e 20% Nebbiolo. Ne risulta uno spumante molto fresco, seppur con note olfattive che ricordano il vino rosso. Altro vino eccellente e dalla storia molto interessante è il Bricco del Drago, ottenuto da uve 85% Dolcetto e 15% Nebbiolo, piantate in una vigna bellissima. Talmente speciale da essere l'unico vino da tavola ad aver ottenuto la delimitazione della zona di produzione con Decreto del Presidente della Repubblica, n. 196 del 1987. Il loro punto di forza è sicuramente rappresentato dal Barbaresco Roncaglie, proveniente da un vigneto da tutti conosciuto come uno dei migliori nella zona di Barbaresco. Vi consiglio vivamente di comprare questi vini eterni senza avere paura di tenerli del tempo in cantina: ne gioveranno, ma soprattutto approfittatene ora che sono venduti a prezzi irrisori rispetto al loro reale valore, destinato ad aumentare in modo esponenziale!
